Leggenda: La leggenda racconta che dall'amore del dio Benaco e della ninfa Fillide nacquero due gemelli, Grineo e Limone. Nelle intenzioni del padre, il primo avrebbe dovuto dedicarsi alla pesca, il secondo all'agricoltura, ma i due, fin dall'adolescenza, preferirono la caccia lungo le pendici del monte Baldo, dove Limone un giorno venne aggredito ed ucciso da un cinghiale. Fillide, disperata, ricorse supplicante al marito perchè facesse ritornare in vita il figlio: così gli somministrò un infuso preparato con misteriosi fiori celesti e il prodigio si compì. Obbedendo prontamente, Limone si stabilì allora proprio di fronte al Baldo, in una dolce insenatura riparata dai venti, curando la coltivazione del frutto che da lui prese il nome.
"Limone, dagli orti ripidi disposti a terrazze e piantati a limoni, che offrono un florido e lindo panorama": così Johann Wolfgang Goethe, nel suo Viaggio in Italia, descrive l'impressione ricevuta durante il suo passaggio da Limone sul Garda, avvenuto nel 1786. Ma lo scrittore tedesco non fu l'unico a subire il fascino di queste contrade, se è vero che un secolo più tardi vi soggiornò anche il drammaturgo norvegese Henrik Ibsen e, nel primo quarto del Novecento, il narratore britannico David Herbert Lawrence.
D'altra parte l'interesse, non solo letterario, verso questo tratto di costa lacustre appare del tutto giustificato, visto l'armonioso connubio tra il grazioso villaggio e il paesaggio circostante, caratterizzato dalle limonaie che segnano gli scoscesi pendii dell'alto Garda bresciano. Ancorché pittoreschi, i rilievi che cingono il paese hanno tuttavia costituito per secoli una barriera non indifferente alle comunicazioni, che avvenivano solamente attraverso le montagne o via lago, fino a quando l'abitato non fu collegato al resto del mondo, nel 1932, con il completamento della Gardesana occidentale, che schiuse anche questa sponda del lago alla fruizione turistica. Così, annunciato da una cornice di limoni, cedri, palme e olivi, il paese si presenta oggi come un'ambita località di soggiorno, baciata dal mite microclima rivierasco e immersa in un ambiente che richiama quello dei fiordi nordici.
L'origine del nome "Limone" è ancora incerta, ma sicuramente non ha nulla a che fare con l'agrume. Molti studiosi propendono ormai a far derivare la denominazione del paese dal latino "limen" (confine); e un confine corse per secoli a nord, verso Riva, di certo dalla fine del sec. X, poi con la Repubblica di Venezia, il Regno lombardo-veneto, il Regno d'Italia, alimentando contese e contrabbandi fino al 1918.
Ben conservato appare invece il pittoresco nucleo storico dell'abitato, addossato al porticciolo, con significativi scampoli di edilizia civile e religiosa: la prima è rappresentata soprattutto da dimore di impronta veneziana, la cui presenza è legata alla lunga dominazione esercitata dalla Serenissima, mentre la seconda risponde con la piccola chiesa trecentesca di San Rocco e con la parrocchiale di San Benedetto, eretta in forme barocche a partire dal 1691.
La chiesa di San Rocco, edificata durante il sec. XVI per voto di peste, è stata recentemente restaurata. Ben inserita nel contesto paesaggistico tra la roccia, il lago e le limonaie, mostra al suo interno originali decorazioni; frammenti sbiaditi di antiche pitture si notano anche sulla facciata. Vi si celebra la S. Messa il 16 agosto.
Mentre la chiesa parrocchialre dedicata a S. Benedetto, è stata ricostruita nel 1691 ad opera di Andrea Pernici, comasco, in luogo di un'altra, più piccola, che doveva risalire a prima del sec. XI. Numerose le opere d'arte contenute nella chiesa: all'altare maggiore si trovano la "Deposizione" di Battista d'Angolo, detto il Moro, del 1547, e, lateralmente, due grandi tele, "La Cena in casa di Simone fariseo" e "L'adorazione dei Magi", opere di Andrea Celesti (1637-1712). Pregevole è l'altare del Crocifisso, di stile barocco, in marmo giallo veronese, con quattro colonne attorcigliate e un tabernacolo di squisita fattura. Il Cristo, di grandezza naturale, è in legno di bosso. L'Altare di S. Antonio, in stucco e marmo intarsiato, reca una pala del pittore e ritrattista limonese Antonio Moro (1820-1899). In sacrestia si trova un meraviglioso armadio in legno scolpito da Giacomo Lucchini. Vi si celebra quotidianamente la S. Messa.
Fonte: TuristaOnline e LagoDiGardaMegazine